We are Human

Il mio primo articolo per questo nuovo progetto personale vuole essere una riflessione sull’impatto che la tecnologia, e i cambiamenti legati al progresso tecnologico, ha avuto sulla vita delle persone.

Come in tutte le cose ci sono due chiari e distinti punti di vista: uno che non si preoccupa dell’effetto negativo che tanta tecnologia può avere sulla vita di un essere umano continuando ad utilizzarla in tutto e per tutto come meglio crede, uno che cerca di tenere separate le “due vite” quella online dall’offline che spesso in questo caso viene definita come “la vita reale”.

L’evoluzione che abbiamo di fronte però prevede sempre di più la totale integrazione dei due mondi: online e offline.

Già adesso non c’è più distinzione: possiamo entrare in una boutique di Bonobos a News York, per provare dei capi e comprarli tramite l’e-commerce per poi riceverli direttamente a casa quando ci è più comodo. “Walk Out Hands-Free”.

lauradevincenzo-bonobos-tecnologiaPossiamo addirittura acquistare la carta igenica nel “vero” momento del bisogno.

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Le grandi multinazionali e la tecnologia vanno sempre di più nella direzione di accorciare al limite il “ZMOT”, Zero Moment Of Truth, ossia il momento della verità, quello in cui inizia il processo di acquisto.

I dash button di Amazon ne sono l’esempio eclatante: non ti ricordo che devi comprare il detersivo mentre sei in ufficio perché potrebbe passarti di mente ma ti metto un pulsante nella tua abitazione proprio sopra la lavatrice per poterlo comprare nell’istante stesso in cui ti accorgi di averlo terminato.

lauradevincenzo-dashbutton2-tecnologiaAl momento le tecnologie, i dispositivi, i nuovi media sono al centro delle nostre vite. Hanno un ruolo di vitale importanza, ancora di più per chi è nato nell’ultimo decennio.

Non fraintendermi: l’arte, la creatività, la tecnologia, l’innovazione, la curiosità e la voglia di sperimentare qualsiasi nuovo strumento sono nel mio DNA.

Ma una cosa a cui tengo fortemente è la mia umanità. La mia empatia, una capacità che non si può sviluppare online. Una capacità che le future generazioni come svilupperanno? Chi si sta occupando di educarli ad un sano uso di questi strumenti? Probabilmente al momento i loro stessi “formatori” andrebbero formati a loro volta. Ma questo è un altro discorso nel quale non voglio entrare, per ora.

Voglio concludere raccontandoti una storia che mi piace molto, quella di Vivian Maier o meglio di John Maloof.

Stati Uniti, Chicago. John Maloof era un giovane appassionato di storia, figlio di un rigatterie, che acquistò un box pieno di oggetti tra cui centinaia di negativi e rullini fotografici ancora da sviluppare. Dopo aver stampato parte delle foto si rese conto che man mano si palesava la vera protagonista di queste scatti street, principalmente fatti nelle strade di New York, Los Angeles e Chicago, una donna, sempre sola e accompagnata soltanto da una Rolleiflex o da una Leica III.

Il giovane incuriosito dalla bellezza delle fotografie scelse di pubblicarle online, sull’allora canale più utilizzato per questo settore: Flickr. La grande community di fotografi fu talmente entusiasta del lavoro che incitò John ad approfondire la ricerca fino ad arrivare a lei: Vivian Maier, bambinaia che amava viaggiare e che non si sposò mai.

La morale di questa storia può avere una duplice lettura:

A) grazie a Flickr il lavoro di una grande fotografa, antesignana del genere fotografico “street photos”, è stato riconosciuto dal grande pubblico

B) grazie a John Maloof, giovane spinto da passione e curiosità, il lavoro di una grande fotografa è stato reso pubblico e messo a disposizione del grande pubblico

Io preferisco pensare che senza John non ci sarebbe una Vivian. E tu?

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