Te amo hasta todo el mundo

Voglio raccontarti un progetto che mi ha fatto molto emozione: Te amo hasta todo el mundo.

Come potrai immaginare si tratta d’amore, di un esempio di come la rete e le piattaforme sociali come in questo caso Facebook (se utilizzate con il giusto fine) possono essere un validissimo strumento a supporto della creatività, dell’unione delle persone e della diffusione dei giusti messaggi.

La persona che ha realizzato questo progetto ha una media conoscenza del web e del suo potenziale, utilizza i social solo per il suo intrattenimento, per comunicare con gli amici/familiari e per raccontare parte della sua vita. È una ragazza, ha 24 anni e vive a Napoli… è mia sorella!

Voglio raccontarti questa storia perché l’ho vista realizzarsi: dall’idea alla sua attuazione ci sono voluti circa 20 giorni.

L’obiettivo? Dichiarare il suo amore nei confronti del fidanzato.

Ha pensato di aggiungere su Facebook e chiedere a persone da ogni parte del mondo di scrivere un bigliettino per lei e fotografarlo sullo sfondo di un monumento, strada o cosa famosa della sua città.

Sul biglietto? Una semplice scritta:

Evan, Cry te ama ❤️

La risposta? Io devo essere sincera, non me l’aspettavo!

Tutte le persone, mosse dalla voglia di partecipare e farsi coinvolgere, hanno accettato con grande piacere di dedicare un po’ del loro tempo alla creazione di questo biglietto e della foto che poi le avrebbero inviato.

Ognuno di loro ha ricercato un posto bello della città per scattare la foto ed ha personalizzato il biglietto ritagliandolo a forma di cuore, aggiungendo glitter o disegnini, firmando con un saluto e la città.

Quando sono arrivate le prime foto quasi non ci credevo che tante persone avessero deciso di partecipare. È stato davvero un bell’esempio di come i social possano diffondere ciò che di bello c’è nella vita reale.

Da questo progetto è nato uno splendido album di fotografie vecchio stile che mia sorella ha regalo al suo fidanzato ed un album sul suo profilo Facebook dove sono raccolti tutti gli scatti.

È stata per me una dimostrazione che quando l’intenzione è valida e c’è un messaggio forte da diffondere, la comunità è ben disposta a partecipare e a sostenere un’iniziativa.

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 Love Gun Laura De Vincenzo

Feedback: come chiederlo al cliente?

Nella maggior parte delle aziende, prima o poi, si effettuano dei sondaggi per ottenere dei feedback e misurare il grado di soddisfazione dei propri clienti. Che sia dopo aver venduto un serivizio o prodotto, dopo aver tenuto un corso di formazione, semplicemente dopo che una persona entra in contatto e vive un’esperienza con la nostra azienda.

Ma siamo sicuri che questa analisi viene fatta nel modo giusto?

Qual è una delle prime domande (se non la prima) che spesso, anche da clienti, ci capita di leggere nei questionari che misurano il livello di soddisfazione, probabilmente la risposta è la seguente:

Cosa possiamo migliorare nei nostri prodotti o servizi?

Ti sei mai domandato se quella di ricercare dei feedback chiaramente negativi fosse la strada giusta? In questo modo non facciamo altro che chiedere al cliente (che ci ha appena scelti) di farci un elenco delle cose che NON hanno funzionato o di cose che non lo hanno soddisfatto al massimo.

Chiedere feedback è importante perché fa sentire il cliente a sua volta importante. È un modo per dimostrare attenzione e cura nei suoi confronti e renderlo partecipe in un processo di miglioramento che renda tutti (azienda e consumatore) più felici.

via GIPHY

Grazie ad una meravigliosa lettura ho scoperto che come chiediamo il feedback è una questione più delicata e complicata di quanto sembri.

Burke Powers, responsabile delle People Analytics in PayPal afferma in una intervista di aver scoperto che:

Il modo in cui si chiede il feedback al cliente ne cambia le percezioni.

Ne cambia le percezioni. Questo sai cosa vuol dire? Che se invitiamo il cliente a riflettere sulle cose negative, molto probabilmente quelle cose lo influenzeranno ancora di più in maniera negativa.

In generale, quando si concentrano sul positivo le persone sono più felici. E c’è di più:

Le sollecitazioni positive aperte possono contribuire a inquadrare esperienze non eccelse.

Ovviamente se in un’azienda si presentano gravi disservizi o problemi relativi al provato malfunzionamento di un prodotto, chiedere un feedback positivo al cliente è sbagliato. Io non vorrei che mi fosse chiesto una cosa che mi è piaciuta di un servizio che non ha funzionato per niente. La cosa non farebbe altro che irritarmi ancora di più. Come in tutte le cose ci vuole tatto e soprattutto la richiesta di feedback deve essere sempre affiancata da sondaggi e ricerche solide e supportate anche dai questionari classici.

Un’ultima importante nota: il modo in cui si chiedono le cose alle persone fa davvero la differenza.

Chiedere in maniera troppo pressante è sbagliato. Chiedere cercando di imboccare già la risposta è scorretto e sopratutto non funziona perché le persone se ne accorgono e questo genere esattamente il risultato opposto a quello atteso.

Per entrare in sintonia con le persone basta formulare le domande nel modo giusto e quindi… Secondo te quali sono stati gli aspetti positivi di questa lettura? Se ti va, dimmelo nei commenti 🙂

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Tinkidoo Academy Lab: mi piace!

Proprio in questi giorni, mentre mi apprestavo a riflettere sul discorso dell’empatia e dell’educazione al digitale dei bambini nel mio primo articolo sul blog, mi ha contattata una vecchia amica/collega per comunicarmi una notizia fantastica: ha attivato una campagna di raccolta fondi su Eppela.

Sto parlando del progetto Tinkidoo Academy Lab e della sua CEO e Co-founder Sonia China.

Tanked Academy Lab

Cos’è Tinkidoo?

Come si definiscono loro sulla pagina Facebook ufficiale:

Tinkidoo è un nuovo approccio educativo per avvicinare i bambini dai 3 ai 12 anni alla tecnologia attraverso i giocattoli digitali. Programmare è importante come imparare a leggere o a scrivere, noi lo facciamo divertendoci. Il nostro metodo è incentrato sull’utilizzo dei giocattoli digitali, prodotti che consentono un’esperienza ludica e unplugged della tecnologia.

È un progetto che da sempre ho trovato interessante/affascinante, educare i bambini ad un cosciente utilizzo delle tecnologie e insegnargli ad utilizzare con coscienza i mezzi a disposizione è una questione di cruciale importanza. O almeno dovrebbe esserlo per chi si occupa di formare e crescere le nuove generazioni.

Tanked Academy Lab

Quindi quali sono le competenze che possiamo insegnare ai bambini per renderli protagonisti del digitale e non consumatori passivi di tecnologia?

Il team di Tinkidoo le riassume in 8 skills:

  • Identità del cittadino digitale: ovvero la capacità di costruire e gestire una sana identità sia online che offline con rigore ed integrità morale
  • Gestione del tempo e dello schermo: si identifica con la capacità di saper gestire il proprio tempo a disposizione davanti allo schermo con un buon livello di autocontrollo
  • Gestione del cyberbullismo: la capacità, cioè, di individuare situazioni di bullismo informatico riconoscendone il pericolo e riuscendo ad affrontarlo in maniera saggia e corretta
  • Gestione della sicurezza in rete: ovvero la capacità di proteggere i propri dati
  • Gestione della privacy: la capacità, quindi, di gestire con discrezione tutte le informazioni personali condivise online per proteggere se stessi e la privacy altrui
  • Pensiero critico: si identifica con la capacità di distinguere un’informazione vera da una falsa, un buon contenuto da uno dannoso, e contatti online affidabili da quelli discutibili
  • Presenza in rete: non è altro che la capacità di capire la natura della presenza in rete e la loro conseguenza nella vita reale per  gestirla responsabilmente
  • EMPATIA DIGITALE: la capacità di mostrare empatia verso i bisogni e i sentimenti altrui online

Tanked Academy Lab

È proprio in merito a quest’ultimo punto che mi è venuta spontanea la seguente domanda:

IO: Come CEO-Cofounder e promotrice di questo nuovo metodo di insegnamento del digitale (in una fase delicata della crescita di un individuo) che prevede una forte integrazione di sistemi tecnologici innovativi (seppur definiti giocattoli) nel sistema educativo dei bambini, potresti spiegarmi meglio il concetto di EMPATIA DIGITALE e i benefici che i bambini traggono da questo tipo di attività? Essendo un argomento a me caro e avendolo ritrovato tra le 8 skills da insegnare ai bambini mi piacerebbe avere il tuo parere.

SONIA: L’empatia digitale è solo Empatia (e cioè la capacità di mettersi nei panni degli altri ascoltando le esigenze delle persone che ci stanno attorno), ma trasferito nel contesto di ascolto che oggi affrontiamo. Che per la maggior parte vive di canali virtuali e non fisici. L’importanza è abbastanza evidente: essere consapevoli dell’utilizzo delle giuste parole, delle corrette narrazioni, dell’ascolto attivo, riduciamo il rischio di alcuni tratti appartenenti alla nuova *non cultura del digitale* come ad esempio la prepotenza ed il cyberbullismo. Solo il primo passo per far crescere bambini consapevoli dei nuovi strumenti che hanno attorno e che utilizzano, per comunicare tutto ciò che credono e sentono.

Ho partecipato alla campagna di crowdfunding per vedere realizzato il progetto della Tinkidoo Academy Lab. Credo che progetti come questi sia quasi un dovere sostenerli, sono utili a formare le future generazioni ad un uso cosciente dei nuovi mezzi tecnologici e soprattutto sarà utile agli attuali genitori a capire di più sull’importanza della relazione tra tecnologia e umanità.

Vi consiglio di dare un’occhiata anche ai reward ce ne sono di interessanti: inkit con il giocattolo compreso e il Tinkidoo lab.

My Soundtrack: marzo 2017

Buona musica, cattiva musica… non vorrei scatenare polemiche con i miei dubbi gusti musicali! Ascolto quello che mi fa stare bene, che mi da la carica quando ne ho bisogno, che mi conforta quando serve, che mi ricorda momenti felici o che mi faccia rilassare.

A cosa serve la musica se non a creare la colonna sonora della tua vita? Sembra che parla di te, ti fa saltare, cantare, ballare, piangere, gioire… la musica è emozione.

Ecco le 5 canzoni che sto ascoltando più spesso in questo mese di marzo:

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